Continuano gli incontri su “Cyber bullismo e legalità” per 200 allievi del Cfp

Quanti messaggini scrive oggi al telefonino un ragazzo in un mese? Quando è stato chiesto agli stessi ragazzi di ipotizzare una cifra la risposta è stata: 66 mila messaggi. Quanti invece ne vengono scritti realmente in un mese? 197mila, ovvero tre volte tanto. Una dipendenza, quella dal telefonino, che ha raggiunto limiti allarmanti e che sfocia sempre più spesso nel cosiddetto cyber bullismo. Questi numeri sono stati comunicati da un agente di Polizia locale nel corso degli incontri su “Cyber bullismo e legalità” promossi dal Cfp Centro di Formazione Professionale, Opera Monte Grappa di Fonte (Treviso).

Gli incontri si stanno svolgendo in questi giorni e si concluderanno il 22 dicembre coinvolgendo circa 200 alunni delle prime classi, 14-15enni. A concludere come restituzione del lavoro svolto ci sarà un appuntamento con i genitori aperto alla cittadinanza giovedì 11 gennaio 2018 dalle ore 17.00 alle 19.00.

Molto significativi gli incontri sul cyber bullismo, soprattutto per la grande capacità del relatore di entrare nel vivo del problema. Ai ragazzi durante le due ore di incontro vengono infatti spiegati i meccanismi che sottostanno a Facebook, ad Instagram e a tutti gli altri social network. Meccanismi che hanno solo la logica del profitto economico. Illuminanti anche le canzoni di importanti star della musica e i messaggi che cercano di trasmettere per aiutarci a comprendere questi rischi.

«Noi educatori – spiega Stefano Favaro, docente del Cfp e coordinatore del progetto – abbiamo modo di osservare i comportamenti dei ragazzi. C’è sempre qualcuno che vuole sopraffare il più debole. Per questo dobbiamo avere un’attenzione particolare su quello che può girare attraverso i social. Dobbiamo essere in grado di intervenire in determinate dinamiche prima che creino danni irreparabili».

«Il linguaggio dei ragazzi e le modalità di espressione sono cambiate – aggiunge il presidente del Cfp don Paolo Magoga -.  Sempre di più l’uso esagerato dei social network rischia di trasformarsi in azioni di bullismo se non vengono correttamente comprese le sue possibilità, dove nei casi più estremi, possono portare anche al suicidio. Noi educatori non sempre ce ne rendiamo conto. Attraverso questi incontri vogliamo accompagnare i ragazzi alla consapevolezza che il telefonino, oltre le belle cose che fa fare, può essere un’arma che arriva a far male o addirittura a uccidere».

«Bisogna rendere coscienti i nostri ragazzi di questo pericolo – spiega il relatore della Polizia locale – e soprattutto educarli all’uso dei social, quello che oggi non si sta facendo. Gli adulti infatti non considerano i social un problema semplicemente perché non li conoscono».